Premio “Raffaello Sanzio” a Leo Gullotta

del Prof. Eugenio Fino

Nel rinnovato auditorium Paolo Borsellino della scuola Raffaello Sanzio, giovedi 15 dicembre si concluderà la settimana dedicata alla cultura con la consegna del “Premio Raffaello Sanzio”, nato proprio quest’anno da un’idea della Dirigente, Mariolina Castorina, e organizzato dal Prof. Eugenio Fino. La commissione incaricata ha deciso di conferire il riconoscimento a Leo Gullotta, per l’impegno che l’artista ha profuso, in tanti anni di carriera, in diversi campi dell’arte anche se, probabilmente, è il teatro l’espressione artistica che maggiormente lo ripaga. Il Premio celebra soprattutto i valori umani e morali dell’artista e la sua “sicilianità”, mai nascosta , anzi, fortemente caratterizzante in tutti gli aspetti della sua professione. Interprete raffinato, con una vita professionale costellata da successi e da riconoscimenti e uomo sempre in prima linea per difendere i diritti umani e la libertà d’espressione , Leo ha sempre diviso il lavoro di attore, il teatro e il cinema da quella che è la vita dove poter sostenere, a tutti i costi, le iniziative sociali. Tutti i ragazzi attendono con piacere questa giornata per incontrare un grande personaggio coinvolgente come Leo Gullotta (che a febbraio vedranno ne “ Le allegre comari di Windsor” allo Stabile catanese), riconoscendo nella sua presenza il “vero premio”. Il dialogo che l’interprete ha sempre avuto con i giovani servirà loro per comprendere la sua generosità e la sua passione per la professione che svolge. Durante le ore di lezione dedicate alla conoscenza della vita professionale dell’artista, gli allievi guidati dai docenti, hanno preparato tante domande volte a carpire i “segreti” della professione e quanti sacrifici l’artista ha dovuto sostenere in tanti anni di splendida carriera. La dirigente dell’Istituto Raffaello Sanzio, Dott.ssa Castorina, ha evidenziato quanto forte e importante sia la presenza, tra i ragazzi, di un personaggio poliedrico come Leo Gullotta, in un momento storico in cui la cultura viene messa in secondo piano e la società perde i valori che invece devono rappresentare un punto di riferimento per tutti i giovani. La cerimonia di consegna del premio, realizzato dal maestro artigiano Ivo Lamonica, si svolgerà alle ore 11:00 con la partecipazione riservata agli alunni della Scuola.

Biografia

Nato nel 1946 a Catania, nel popolare quartiere del Fortino, ultimo di sei figli di un pasticcere, Gullotta incontra la vocazione d’attore a 15 anni guardando Gassman recitare Adelchi. È una passione improvvisa che non si ferma più. Dopo alcune esperienze nelle compagnie teatrali universitarie, Gullotta inizia a recitare per lo Stabile di Catania, dove lavora per dieci anni accanto a grandi maestri come Ave Ninchi, Salvo Randone e Turi Ferro.

Poi si trasferisce a Roma dove inizia a lavorare nel doppiaggio ma dove scopre, soprattutto, la comicità e il cabaret. Lavora al “Puff”, a “La Chanson” e, infine, approda al “Bagaglino” dove diventa in breve una delle colonne portanti dello spettacolo che gli regala una grande popolarità televisiva.

Nel cinema debutta con Caffè Express di Nanni Loy con Nino Manfredi. La prima grande prova arriva con II Camorrista di Giuseppe Tornatore, per il quale riceve il primo David di Donatello come attore non protagonista. È il film che gli consente di ritornare in Sicilia da attore affermato e di rivederla quindi con occhi più distaccati (“Girovagai con la troupe in una Sicilia splendida. Vi ritrovai molte cose, ricordi e sensazioni che avevo abbandonato da tempo ma che non avevo dimenticato”).

Nuovo Cinema ParadisoCon Tornatore si ritrova umanamente, al punto che interpreterà molti dei suoi film successivi, in particolare disegnando una figura indimenticabile in Nuovo Cinema Paradiso. Per Nanni Loy, altro autore con cui ha lavorato spesso (Testa o croce, Pacco doppio pacco e contropaccotto e Mi manda Picone che gli valse nel 1984 il Nastro d’Argento), interpreta il ruolo principale in Scugnizzi, curiosa “West Side Story” partenopea, musical ingiustamente sottovalutato dalla critica, dove interpreta il ruolo di un povero impresario che allestisce uno spettacolo teatrale con i ragazzi del riformatorio di Nisida. Ma è solo l’inizio di una carriera intensa e ricca di ruoli importanti: dal segretario ambiguo di La Scorta (1992) di Ricky Tognazzi, al commerciante omosessuale, troppo succube della madre, di Uomini Uomini Uomini (1994) di Christian De Sica, al venditore greco della favola ecologica Palla di Neve di Maurizio Nichetti; dalle caratterizzazioni più dichiaratamente comiche (da Selvaggi di Carlo Vanzina a Simpatici ed Antipatici di Christian De Sica) fìno al notevole II Carniere (1996) di Maurizio Zaccaro, dove riceve il secondo David di Donatello, che con grande sensibilità interpreta il ruolo di un giornalista sportivo costretto a raccontare con accenti drammaticamente veri la tragedia bosniaca. Dello stesso regista, con Un Uomo perbene al festival di Venezia 1999, ottiene uno straordinario successo personale: conquista il suo terzo David di Donatello e il Globo d’Oro della Stampa Estera come migliore attore 2000.

VajontPer la fìction TV dopo il successo di La Madre Inutile di J. M. Sanchez, Cristallo di Rocca di M. Zaccaro, Operazione Odissea di C. Fragasso e Onora il Padre di G. Tescari, con Cuore, ancora una volta a firma di Zaccaro, nel ruolo di un direttore didattico burbero, austero ma umanissimo, riscuote un grande consenso di pubblico e critica. Ed è proprio per l’interpretazione in Cuore che gli viene assegnato il premio del pubblico Capitello d’oro del Sanniofilmfest 2002: ma va ricordato anche il Telegatto 2002 vinto con questo film-TV. In ultimo, ma solo in senso cronologico, gli viene attribuito il prestigioso Efebo d’oro 2002 sempre per la sua partecipazione al su citato lavoro televisivo.

Nel 2002, per il cinema, con Vajont di Renzo Martinelli, si conferma interprete di grande spessore: riceve il Ciak d’oro 2002 e il prestigioso Nastro d’Argento 2002 del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani assegnato nella suggestiva cornice del teatro greco di Taormina.

Quanto i personaggi comici da lui interpretati sono chiassosi, ciarlieri, invadenti, tanto Gullotta è timido, introverso, sempre attento ad approfondire più che a sottolineare quel che vede. Pronto a cogliere le occasioni della commedia come del dramma civile, sapendo, e provandolo ogni volta, che nella recitazione non ci sono sconti possibili: «Una pessima abitudine italiana è sottovalutare il lavoro dei comici», dice Gullotta, «Niente di più errato. Un grande autore, ad esempio Shakespeare, prevede tutto, basta interpretarlo; per realizzare una scenetta comica, invece, è indispensabile provare tutto, spazi – respiri – battute – gesti, non basta la conoscenza tecnica. Bisogna avere orecchio, ritmo, sapersi muovere in sintonia con le aspettative del pubblico». Ed è quello che Gullotta riesce a fare da anni, senza tradire frenesie e ansia di successo, con una simpatia umana e una voglia di esserci che non accennano a diminuire.